Rikard Sjoblom (Beardfish)

Rikard Sjoblom (Beardfish)

martedì 29 marzo 2016

Rabih Abou-Khalil

Rabih Abou-Khalil non è propriamente un musicista progressive, seppur alcuni brani che ho ascoltato siano molto vicini a questo mondo, in questa sede desidero nominarlo ugualmente in quanto artista di grande perizia tecnica.
Questo compositore-strumentista è nato a Beirut nel 1957, ma dal 1978 vive in Germania e in Francia.
Nella sua lunga carriera iniziata discograficamente nel 1981 ha spesso mescolato musica araba tradizionale con il jazz, il rock e la musica classica.
Nove sono i suoi album nel terzo millennio ove suona tra l’altro anche l'oud , uno strumento a corde fretless, simile al liuto europeo.


Album consigliato: Songs For Sad Women (2007)

sabato 26 marzo 2016

Wasaya

Wasaya è un progetto one man band del polistrumentista siriano Tarek Shehabi che è nato e vive a Damasco.
L’unica produzione discografica finora dei Wasaya (il cui significato italiano è testamento) è quella del 2014 dal titolo “Garden of doubts”, un album breve (dura trentadue minuti per cinque tracce) ove Shehabi suona tutti gli strumenti con tappeti sonori più inclini al prog metal melodico.


Album consigliato: Garden of doubts (2014)

venerdì 25 marzo 2016

Nu.Clear.Dawn

I Nu.Clear.Dawn (NCD) sono una band prog metal siriana formatasi nel 1997.
Dopo una serie di mutamenti di formazione, nel 2003 sono arrivati al loro primo ed unico full lenght dal titolo epico “Poem of knight”.
In otto tracce per 59 minuti di robusto sound, l’ensamble mediorientale produce i consueti canoni prog metal orchestrali senza guizzi originali ma con una coerenza compositiva da apprezzare anche dovuta al territorio di appartenenza non certo semplice…..
Line up:Amr Rifai (voce), Shant Hagopian (chitarre), Aram Kalousdian (batteria), AK (tastiere) e Elie Tawil Billy (basso).


Album consigliato: Poem of a knight (2003)

giovedì 24 marzo 2016

Gene

Omonimi di una british pop band degli anni novanta, i Gene siriani sono ragazzi assai impegnati a portare un importante messaggio a Damasco e dintorni.
La loro missione è quella di dare spazio alle voci dei giovani arabi e siriani (frustrazioni, angoscia, ricchezza e ambizioni), il tutto attraverso una musica prevalentemente rock ma con afflati progressivi, degna comunque di essere menzionata.
Formatisi nel 2005, i Gene hanno suonato sia in Siria, sia all'estero (Gran Bretagna, Turchia, Egitto). I membri sono tutti musicisti professionisti, con un ricco percorso di studio e di lavoro alle spalle: Shadi Ali alla voce, Hazem Alani al piano e tastiere, Omar Harb al basso, Anas Abd Almoumen e Maen Rajab alle chitarre, Mazen Choman alla batteria.
Hanno inciso un unico disco omonimo nel 2008 con testi estremamente significativi: i delitti "d'onore" (vittime le donne), l'inquinamento e la lotta individuale e nazionale per l'indipendenza.
Album consigliato: Gene (2008)

I Gene nel 2011 hanno messo in musica e prodotto un video con gli intensi versi di una poesia del tunisino Adam Fathi. 
Il componimento, intitolato Ya waladi ("Oh figlio mio"), è indirizzato ad un bambino, è in pratica un commovente invito – da parte di suo padre o comunque di una persona adulta – ad abbattere i muri della paura.
Parole che rappresentano una ventata di speranza e di coraggio di cui il popolo siriano ha bisogno ancora oggi, giacché è immerso nella guerra civile.

Ecco il testo tradotto, assai significativo.
Oh figlio mio
Non piangere figlio mio, che il dolore della giovinezza passa
come il sogno al sorgere del sole
e presto crescerai, ragazzo mio
e quando vorrai piangere le tue lacrime non verranno fuori
se la pioggia ha trascorso la notte sveglia con noi,
o il ghiaccio ha coperto le nostre strade,
nonostante questo, il calore ci riempie il petto
come la fiamma della terra fluisce dentro di noi.

Se la tua voce diventa roca per una canzone,
o i piedi nudi gemono
allora i soli dei tuoi compagni torneranno
e risorgeranno dalla furia della povertà
Io posso essere messo al muro,
ma se tu brami il mio amore e la mia gentilezza
allora guarda nel tuo cuore e mi vedrai
perché le catene non possono andare oltre il pensiero
Io ti abbraccerò anche se il mio petto è ferito,
amerò con passione anche se il mio cuore è annientato
qualunque vento soffi contro di me,
non piegherò mai la schiena

Oh figlio mio...

Se il tempo è andato avanti con noi e sono finito sepolto sotto terra
Tu mi succederai in questo viaggio,
non perdere l'appuntamento all'alba
in nessun modo le lacrime potrebbero irrigare i tuoi alberi,
non ci potrai costruire il tuo muro aahh
così grida alla paura ogni volta che viene a visitarti,
perchè il fuoco non ha paura del carbone che brucia


Oh figlio mio...

mercoledì 16 marzo 2016

Amadeus Awad’s Eon

Parallelamente alla carriera solistica, Amadeus Awad il valente compositore libanese nel 2014, con la sigla Amadeus Awad’s Eon, ha dato alle stampe un lavoro “The Book of Gates” in collaborazione con il vocalist connazionale Elia Monsef (Ostura) sempre presente-tra l’altro- anche nelle sue uscite solistiche.
Il disco è un concept album suonato benissimo di matrice Metal Prog orchestrale con tematiche d’ispirazione mitologico-storica con protagonisti Re, Regine, Dei e Sacerdoti, alle prese con tradimenti, profezie e vendette.
Tra gli ospiti da citare la partecipazione tastieristica di Kevin Moore (Osi ,Chroma Key, Dream Theater)


Album consigliato: The book of gates (2014)

lunedì 14 marzo 2016

Amadeus Awad

Amadeus Awad (1978) il cui nome autentico è Ahmad Awad è un chitarrista polistrumentista e compositore libanese, artista fondamentale per la scena mediorientale.
Dopo aver suonato in molte cover band, nel 2010 ha iniziato una carriera da solista che lo ha portato a far uscire sul mercato discografico tre interessanti lavori in cui troviamo come ospiti nomi altisonanti del Prog -e non solo- internazionale come i batteristi Gavin Harrison ( Porcupine Tree, Osi, King Crimson ) e Marco Minnemann (Joe Satriani, Steven Wilson, The Aristocrats) o i cantanti Anneke Van Giersbergen (The Gathering, Ayreon, The Gentle Storm) e Mark Boals (Yngwie Malmsteen, Labyrinth) o il cantante polistrumentista olandese Arjen Lucassen (Ayreon, Guilt Machine, Stream of Passion).
Il suo genere è più orientato al prog metal ma non disdegna passaggi sinfonici.



Album consigliato: Death Is Just A Feeling (2015).

sabato 5 marzo 2016

Octopie

Interessante gruppo finnico quello degli Octopie che, attraverso due soli album e un e.p., ha già dimostrato di essere tra le più importanti realtà nordiche del terzo millennio.
Il quintetto di Helsinki si è formato tra il 2011 e il 2012, anno del loro debutto con il full lenght "Fresh from the even" ed è particolarmente apprezzato in patria per il loro sound estremamente eclettico con sprizzate heavy e afflati jazzy uniti da passaggi simil sinfonici e una teatralità scenica del cantante Tom Tamlander che suona anche il basso e il flauto.
Link utile:https://soundcloud.com/octopie
Ed ecco I am the Walrus che non è comunque la cover del pezzo dei Beatles ma la prima traccia del loro concept del 2015

Album consigliato: The adventure of Herry and Walrus Kane (2015)

Magnus Ostrom

Magnus Ostrom è un batterista svedese classe 1965 con svariate esperienze fin dall'inizio degli anni ottanta. E' stato il drummer di un gruppo seminale per il jazz nordico come gli Esbjorn Svensson Trio (E.S.T.) e  ha suonato con musicisti del calibro di Pat Metheny.
Nel 2011 ha esordito con un ensamble a suo nome con l'ottimo Thread of life, vera chicca jazz/fusion progressiva seguito nel 2013 da Searching for Jupiter, nell'Aprile 2016 è prevista l'uscita del nuovo lavoro dal titolo Parachute con una line up comprendente musicisti svedesi stimati e molto conosciuti in patria come il pianista Daniel Karlsson, il chitarrista Andreas Hourdakis e il bassista Tobias Gabrielson
Sito ufficiale:http://www.magnusostrom.com


Album consigliato  : Thread of life (2011)